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	<title>Julian&#039;s WebSite &#187; Robot</title>
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	<description>Julian&#039;s amazing WebSite</description>
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		<title>Il futuro di Intel, tra microbot ed energia senza fili</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 13:44:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[Hi-Tech]]></category>
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		<description><![CDATA[Da Punto Informatico: Dall&#8217;alto della sua posizione privilegiata, il chipmaker di Santa Clara si può permettere di dettare l&#8217;agenda delle tecnologie informatiche per i prossimi anni ma anche di guardare un po&#8217; più in là, immaginando i possibili scenari delle macchine intelligenti di qui a cinque decadi. Nel 2050, ha sostenuto il CTO di Intel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da <a href="http://punto-informatico.it/2385341/PI/News/futuro-intel-microbot-ed-energia-senza-fili.aspx"><strong>Punto Informatico</strong></a>: Dall&#8217;alto della sua posizione privilegiata, il <em>chipmaker</em> di Santa Clara si può permettere di dettare l&#8217;agenda delle tecnologie informatiche <a href="http://punto-informatico.it/2383762/PI/News/intel-svela-nuove-chicche-nehalem-larrabee.aspx" target="_blank">per i prossimi anni</a> ma anche di guardare un po&#8217; più in là, immaginando <strong>i possibili scenari delle macchine intelligenti di qui a cinque decadi</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><img title="intel-core" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2008/08/intel-core.jpg" alt="" width="450" height="300" /></p>
<p>Nel <strong>2050</strong>, ha sostenuto il CTO di Intel Justin Rattner all&#8217;<em><strong>Intel Developer Forum</strong></em> di San Francisco, il <strong>divario</strong> tra le capacità senzienti degli umani e degli automi sarà assai sfumata.</p>
<p><span id="more-322"></span>Tra l&#8217;apocalittico e il positivista, Rattner <a href="http://www.physorg.com/news138895755.html" target="_blank">avvisa</a> che, con <strong>i ritmi esponenziali di accelerazione dell&#8217;avanzamento tecnologico</strong> che caratterizzano il mondo moderno (e ovviamente aziende particolarmente all&#8217;avanguardia come Intel), &#8220;le macchine potrebbero persino superare gli umani nella loro abilità di ragionare, in un futuro non troppo distante&#8221;.</p>
<p>Macchine che, idealmente, rappresentano <strong>il punto di arrivo delle attuali tecnologie senzienti</strong>, sparse in un coacervo ancora indistinguibile e granulare fatto di microprocessori <em>Core</em>, cervelli di console per l&#8217;intrattenimento e <em>handheld</em> a cui affidare la propria vita, dalla lista degli impegni agli archivi delle comunicazioni con parenti e colleghi.</p>
<p>In prospettiva di questa evoluzione, Intel sta sperimentando su una unità di <em>computing</em> fondamentale chiamata &#8220;catom&#8221;: <strong>un robot dalle dimensioni microscopiche</strong> dotato di microprocessore e memoria, ma soprattutto della capacità di adattarsi ai &#8220;comandi&#8221; esterni, dettati attraverso un campo elettromagnetico, per fondersi con milioni di propri simili creando varie forme tridimensionali.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-324 aligncenter" title="intel" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2008/08/intel.jpg" alt="" width="446" height="295" /></p>
<p>Uno sciame di &#8220;catomi&#8221;, preconizza Rattner, sarà in grado di generare dal nulla un automa, un computer, un dispositivo portatile o perché no, persino la replica di essere umano. Qualcosa insomma di molto simile a quanto <a href="http://punto-informatico.it/1947229/PI/News/alba-dei-robot-liquidi.aspx" target="_blank">richiesto dal DARPA</a>, ed evocato dalla fantascienza cinematografica già due decenni or sono con <a href="http://www.youtube.com/watch?v=hHV6OzHjWV8" target="_blank">Terminator II: il giorno del giudizio</a>.</p>
<p>&#8220;Che cosa si potrebbe fare se queste macchine avessero una piccola quantità di intelligenza &#8211; <a href="http://www.pcworld.com/article/150209/intels_future_real_transformers_and_power_by_wifi.html" target="_blank">ha chiesto</a> Rattner al pubblico dell&#8217;IDF &#8211; e potessero assemblarsi in varie forme e fossero capaci di movimento e locomozione?&#8221;. Intel ha cominciato a sperimentare con catomi delle dimensioni di qualche pollice, ma sfruttando la stessa tecnica litografica per la produzione delle CPU la società spera di raggiungere col tempo <strong>dimensioni millimetriche e una scala di produzione industriale</strong>.</p>
<p>CPU avanzate, transistor 3D, catomi, Intel non si risparmia nulla nella corsa al progresso senza freni e al mantenimento della leadership tecnologica della civiltà delle macchine intelligenti. Un altro importante tassello della rivoluzione prossima ventura risiede, secondo il chipmaker, nella piena indipendenza dei dispositivi hi-tech dalla necessità di ricaricarsi di energia <strong>attraverso un collegamento fisico</strong> alle fonti di approvvigionamento elettrico.</p>
<p>Sfruttando <a href="http://punto-informatico.it/1764604/PI/News/alimentazione-wireless-gadget-cellulari.aspx" target="_blank">i principi già enunciati</a> dagli scienziati del MIT, i ricercatori Intel stanno alacremente lavorando su un <em>Wireless Resonant Energy Link</em> (WREL), in grado di ricaricare aggeggi elettrici ed elettronici a distanza. Il sistema sfrutta la risonanza che viene a formarsi tra una coppia di componenti wireless che <strong>trasmettono sulla stressa frequenza dello spettro elettromagnetico</strong>. Nella stessa misura in cui un soprano è in grado di infrangere il cristallo di un bicchiere con un acuto, così un link WREL potrebbe ricaricare batterie di laptop, cellulari e quant&#8217;altro abbisogni di energia elettrica per mantenere la propria funzionalità <em>on the road</em>.</p>
<p>Catomi a parte, il WREL è probabilmente la frontiera tecnologica prevista da Intel <strong>con maggiori possibilità di concretizzarsi</strong> da qui a pochi anni: all&#8217;IDF Rattner ha dato dimostrazione del fatto che è già possibile alimentare una lampadina da 60 watt senza alcun collegamento fisico alla rete elettrica, una quantità di energia più che sufficiente a ricaricare &#8211; in una ipotetica rete di hot-spot energetici sparsi nei negozi, a lavoro, in casa alla maniera degli attuali hot spot WiFi &#8211; un laptop medio.</p>
<p style="text-align: center;"><julians>dm6u6J38njY</julians></p>
<p><strong><em>Alfonso Maruccia </em></strong>da <a href="http://punto-informatico.it/2385341/PI/News/futuro-intel-microbot-ed-energia-senza-fili.aspx"><strong>Punto Informatico</strong></a></p>
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		<title>DARPA finanzia la nascita dei chembot</title>
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		<comments>http://julianajazi.com/blog/darpa-finanzia-la-nascita-dei-chembot#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 10:05:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[Hi-Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Robot]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Tufts University, Massachusetts. In quella che potrebbe essere l&#8217;alba della guerra tecnologica ad altissimo contenuto microrobotico, un gruppo di scienziati, ricercatori ed esperti opportunamente foraggiati dall&#8217;agenzia Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) è al lavoro per la realizzazione del sogno di ogni stratega e ogni tenente di campo. Droni automatizzati in grado di servire da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.tufts.edu/" target="_blank">Tufts University</a>, Massachusetts</strong>. In quella che potrebbe essere l&#8217;alba della guerra tecnologica ad altissimo contenuto <strong>microrobotico</strong>, un gruppo di scienziati, ricercatori ed esperti opportunamente foraggiati dall&#8217;agenzia <strong><a href="http://www.darpa.mil/" target="_blank">Defense Advanced Research Projects Agency</a></strong> (DARPA) è al lavoro per la realizzazione del sogno di ogni stratega e ogni tenente di campo.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-235" title="viper_killer_robot" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2008/07/viper_killer_robot.jpg" alt="" width="450" height="342" /></p>
<p>Droni <strong>automatizzati</strong> in grado di servire da occhi, orecchie e mani delle forze armate americane <strong>sin nei cunicoli inaccessibili</strong>, nelle crepe dei muri-bastione usati dalle forze nemiche e negli ambienti variamente definibili come &#8220;ostili&#8221;.</p>
<p><span id="more-234"></span></p>
<p>&#8220;Chembots&#8221;, li chiamano, definizione quanto mai appropriata che nasconde un progetto dal valore di 3,3 milioni di dollari e che coinvolge esperti nell&#8217;ingegneria dei biotessuti, esperti di neuromeccanica dei tessuti molli degli animali, ingegneri di micromeccanica, di sistemi energetici iper-efficienti e comunicazioni wireless, designer di circuiti integrati avveniristici ed esperti di robotica e sistemi di sensori.</p>
<p>Ognuno degli esperti di cui sopra darà il proprio contributo alla realizzazione di <strong>micromacchine micidiali, capaci all&#8217;occorrenza di estendere o ridurre le proprie dimensioni</strong>, rimanendo nel contempo pienamente funzionali e operative, sia che si tratti di sistemi da 1 centimetro che di dimensioni 10 volte superiori. Micromacchine per giunta biodegradabili, che non occorrerà recuperare una volta finito il lavoro sporco perché non lasceranno traccia della propria tecnologica presenza.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-236" title="landroid-p" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2008/07/landroid-p.jpg" alt="" width="450" height="259" /></p>
<p>Sembrerebbe fantascienza ma, come dimostrano i recenti casi dell&#8217;apertura del &#8220;vero&#8221; network di <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2322853" target="_blank">Skynet</a>, il <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2274511" target="_blank">progetto MAST</a> e l&#8217;infinita sequela di droni e macchine piccole e ultrapiccole variamente adoperabili annunciate e messe in commercializzazione in questi mesi, i militari statunitensi e non solo hanno cominciato a prendere sul serio le ricadute della nano-ricerca sui campi di battaglia.</p>
<p>I soldati costano sempre di più e l&#8217;opinione pubblica è disposta ad accettare sempre meno sforzi finanziari per gestire operazioni di guerra in ogni parte del globo, quindi tanto vale affidarsi a qualcosa come i chembot per il lavoro sporco di stanamento del nemico e pattugliamento, senza rischi, dei territori caldi. Il progetto non è certo ad uno stadio che si potrebbe definire avanzato ma già sono noti alcuni principi cardine dei <em>bot</em> biochimici prossimi venturi.</p>
<p>Il design base, ad esempio, è stato ispirato ai ricercatori dalla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Manduca_sexta" target="_blank">Manduca sexta</a>, un lepidottero particolarmente considerato in neurobiologia e non solo per la facilità di studio del suo sistema nervoso e la praticità della sua coltura. Un esemplare allo stato larvale di &#8220;Manduca&#8221; è in grado di scalare superfici e aumentare fino a 10mila volte la propria massa <strong>usando un numero fisso di muscoli e neuroni</strong>.</p>
<p>Un &#8220;design&#8221; naturale che dovrebbe, nel caso dei chembot, <strong>associarsi all&#8217;impiego di materiali composti da biopolimeri</strong>, capaci appunto di adattabilità e livelli di biodegradabilità che è impossibile ottenere con elementi sintetici.</p>
<p>&#8220;L&#8217;utilizzo di sistemi basati su polimeri biodegradabili permetterà l&#8217;uso dei robot in un ampio spettro di applicazioni ambientali, così come in scenari medici, senza richiedere il recupero dopo il completamente dei compiti assegnati&#8221; <a href="http://www.physorg.com/news134043071.html" target="_blank">ha dichiarato</a> David Kaplan, professore di ingegneria biochimica che dice di aspettarsi che &#8220;questi dispositivi saranno capaci letteralmente di sparire dopo aver completato la missione&#8221;.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-237 alignright" style="float: right;" title="manda" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2008/07/manda.jpg" alt="" width="251" height="280" />Ma a parte le possibili applicazioni in campo medico, visto che i soldi ce li mette l&#8217;agenzia di ricerca del Pentagono, la principale mansione dei chembot <strong>sarebbe comunque di tipo militare</strong>: forti delle capacità innovative che dovrebbero caratterizzare da qui ad alcuni anni i nanodroni biochimici, gli esperti favoleggiano di strutture inaccessibili e presidiate <strong>penetrate scalando corde</strong> che nessuno si sognerebbe di tenere sotto controllo al centimetro, o seguendo i cavi dell&#8217;impianto elettrico.</p>
<p>E ancora, analizzare le condizioni ambientali alla ricerca di potenziali elementi tossici; presentare la situazione interna attraverso microtelecamere, microfoni e comunicazioni wireless; <strong>individuare mine nascoste</strong>; rilasciare nanocopie di se stessi o mutare forma una volta completato un compito.</p>
<p>Superefficienti, funzionali con una quantità di energia irrisoria e soprattutto <strong>realizzabili a basso costo</strong> una volta raggiunto l&#8217;adeguato livello tecnologico nel campo del microscopico e del macroscopico: i chembot saranno l&#8217;<a href="http://www.crunchgear.com/2008/07/01/darpa-throws-33m-at-biomimetic-chembots/" target="_blank">inizio della fine</a> per quanti credono che la rivolta delle (micro-)macchine sia solo fantascienza?</p>
<p><em><a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2340748"><strong>Alfonso Maruccia da Punto Informatico</strong></a><br />
</em></p>
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