<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>JulianAjazi.com &#187; Nanoelettronica</title>
	<atom:link href="http://julianajazi.com/blog/category/elettronica/nanoelettronica/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://julianajazi.com</link>
	<description>My personal WebSite</description>
	<lastBuildDate>Wed, 04 Apr 2012 21:12:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.2</generator>
		<item>
		<title>Silicene: valida alternativa al grafene?</title>
		<link>http://julianajazi.com/blog/silicene-valida-alternativa-al-grafene</link>
		<comments>http://julianajazi.com/blog/silicene-valida-alternativa-al-grafene#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 16:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[Nanoelettronica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://julianajazi.com/?p=2039</guid>
		<description><![CDATA[Molti di voi avranno sicuramente sentito parlare del grafene, un foglio bidimensionale composto da un unico strato di atomi di carbonio disposti nella caratteristica struttura a nido d&#8217;ape. Questo materiale è diventato famoso (anche per i non addetti ai lavori) grazie alle sue straordinarie proprietà fisico-elettroniche che lo pongono in prima fila come candidato per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti di voi avranno sicuramente sentito parlare del grafene, un foglio bidimensionale composto da un unico strato di atomi di carbonio disposti nella caratteristica struttura a nido d&#8217;ape. <span id="more-2039"></span>Questo materiale è diventato famoso (anche per i non addetti ai lavori) grazie alle sue straordinarie proprietà fisico-elettroniche che lo pongono in prima fila come candidato per applicazioni elettroniche molto spinte in termini di prestazioni. Per questo, ogni corso universitario in ingegneria, fisica o chimica non può che almeno studiare le basi di questo probabile futuro dominatore del mercato dell&#8217;elettronica.</p>
<p><a href="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2011/03/Graphen.jpg"><img class="size-large wp-image-2040 aligncenter" title="Graphen" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2011/03/Graphen-600x480.jpg" alt="" width="600" height="480" /></a></p>
<p>Tuttavia nel 2007,  i fisici Lok Yan Voon e Gian Guzmán-Verr, ricercatori della Wright State University di Dayton, Ohio, hanno dimostrato che un&#8217;alternativa di silicio al grafene è in via teorica realizzabile. Essi hanno indicato la possibilità di ridurre il silicio in fogli simili al  grafene, in una struttura che prenderebbe così il nome di <strong>silicene.</strong></p>
<p><strong><a href="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2011/03/silicene_2.jpg"><img class="size-full wp-image-2041 aligncenter" title="silicene_2" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2011/03/silicene_2.jpg" alt="" width="445" height="336" /></a><br />
</strong></p>
<p>Il passaggio dalla teoria alla pratica non è stato facile. Lo scorso anno Guy Le Lay, fisico dell&#8217;Università di Provenza, era stato in grado di realizzare, impiegando  un substrato di argento, una striscia di silicene della  larghezza di 1,6 nanometri. Poco tempo fa, in occasione di un convegno della American Physical Society presso Dallas, Antoine Fleurence, fisico del Japan Advancd Institute of Science and Technology di Ishikawa ha fatto crescere un sottile strato di silicio utilizzando come substrato il diboruro di zirconio, un materiale ceramico. Grazie alla microscopia a raggi-X, lo strato di silicio dei due esperimenti ha dimostrato l&#8217;esistenza  di una struttura esagonale a nido d&#8217;ape, confrontabile al reticolo  caratteristico del grafene.</p>
<p>Allo stesso convegno di quest&#8217;anno, Guy le Lay ha mostrato dei dati di aggiornati sul nuovo materiale. L&#8217;analisi spettroscopica ha mostrato i cosiddetti &#8220;coni di Dirac&#8221; nelle bande elettroniche nel reticolo  esagonale, caratteristica che sta alla  base dell&#8217;<strong>elevata mobilità elettronica</strong> riscontrata nel grafene.</p>
<p><a href="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2011/03/Silicene-photo.jpg"><img class="size-full wp-image-2042 aligncenter" title="Silicene-photo" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2011/03/Silicene-photo.jpg" alt="" width="445" height="446" /></a></p>
<p>Il grande interesse per il silicene sembra ovvio. Quasi la totalità dell&#8217;elettronica moderna usa il silicio come materiale base per i circuiti integrati. Per dispositivi ad alta frequenza e potenza (per cui è necessaria una elevata mobilità dei portatori) si è spesso dovuto ricorrere a materiali misti ed eterostrutture complesse e costose. Un struttura ad alta mobilità elettronica e dello stesso materiale di tutti i circuiti integrati potrebbe semplificare moltissimo la costruzione di dispositivi ad alte prestazioni, abbattendone di conseguenza i costi.</p>
<p><strong>da <a href="http://www.businessmagazine.it/news/silicene-dal-silicio-un-alternativa-al-grafene_36092.html">businessmagazine.it</a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://julianajazi.com/blog/silicene-valida-alternativa-al-grafene/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Inchiostro a nanoparticelle per antenne 3D</title>
		<link>http://julianajazi.com/blog/inchiostro-a-nanoparticelle-per-antenne-3d</link>
		<comments>http://julianajazi.com/blog/inchiostro-a-nanoparticelle-per-antenne-3d#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 17:38:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nanoelettronica]]></category>
		<category><![CDATA[Telecomunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Telefonia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://julianajazi.com/?p=1991</guid>
		<description><![CDATA[Se volete una migliore ricezione per il vostro cellulare è tempo di andare a casa con i ricercatori dell&#8217;Università di Illinois. Questi infatti hanno sviluppato una nuova tecnologia che fa uso di inchiostro a nanoparticelle per creare delle antenne in tre dimensioni molto migliori delle esistenti. Daccordo, tutte le antenne sono tri-dimensionali per qualche grado [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se volete una migliore ricezione per il vostro cellulare è tempo di andare a casa con i ricercatori dell&#8217;Università di Illinois. Questi infatti hanno sviluppato una nuova tecnologia che fa uso di inchiostro a nanoparticelle per creare delle antenne in tre dimensioni molto migliori delle esistenti. <span id="more-1991"></span>Daccordo, tutte le antenne sono tri-dimensionali per qualche grado ma queste sono stampate usando nanoparticelle di argento su un supporto curvo come quello di figura.</p>
<p><a href="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/3d-antenna-2011-03-18-450.jpg"><img class="size-full wp-image-1992 aligncenter" title="3d-antenna-2011-03-18-450" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/3d-antenna-2011-03-18-450.jpg" alt="" width="572" height="450" /></a></p>
<p>I componenti risultanti da questo processo hanno esibito performance di ordini di grandezza migliori delle antenne monopolari. I ricercatori affermano che questi dispositivi si avvicinano moltissimo al limite di prestazioni teoriche per un&#8217;antenna definito dal limite di Chu-Harrington.</p>
<p><strong>da <a href="http://www.engadget.com/2011/03/20/nanoparticle-inks-print-3d-antennas-orders-of-magnitude-better/">Engadget</a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://julianajazi.com/blog/inchiostro-a-nanoparticelle-per-antenne-3d/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Violino a MEMS dall&#039;Università di Twente</title>
		<link>http://julianajazi.com/blog/violino-a-mems-dalluniversita-di-twente</link>
		<comments>http://julianajazi.com/blog/violino-a-mems-dalluniversita-di-twente#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 18:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[MEMS]]></category>
		<category><![CDATA[Nanoelettronica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://julianajazi.com/?p=1806</guid>
		<description><![CDATA[Nati come una fantasia (speranza) di ingegnosi scienziati, sono passati dal mondo abbastanza esotico dei laboratori di ricerca alla realtà di tutti i giorni. Sto parlando dei MEMS (Micro Electro-Mechanical Systems), dispositivi elettro-meccanici operanti come veri trasduttori in circuiti integrati. Forse non tutti lo sanno ma dietro alla rotazione automatica dello schermo degli smartphone, dietro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nati come una fantasia (speranza) di ingegnosi scienziati, sono passati dal mondo abbastanza esotico dei laboratori di ricerca alla realtà di tutti i giorni. Sto parlando dei MEMS (<em>Micro Electro-Mechanical Systems<em>),</em></em> dispositivi elettro-meccanici operanti come veri trasduttori in circuiti integrati. Forse non tutti lo sanno ma dietro alla rotazione automatica dello schermo degli smartphone, dietro alle applicazioni di livella e molte altre si nasconde proprio un MEMS. Infatti il cosiddetto accelerometro non è altro che un dispositivo realizzato con circa la stessa tecnologia dei circuiti integrati. Esso però, al contrario degli ordinari circuiti integrati, prevede che alcune sue parti si possano muovere.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2010/10/fig1.jpg"><img class="size-full wp-image-1807 aligncenter" title="fig1" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2010/10/fig1.jpg" alt="" width="440" height="299" /></a></p>
<p>Oltre alle applicazioni per smartphone come sensori di gravità e magnetismo i MEMS vengono utilizzati come veri e propri interruttori meccanici integrati capaci di frequenze di commuttazione molto più elevate di un tradizionale transistor MOS al silicio.</p>
<p>Quello che voglio presentarvi è una tra le tantissime, curiose applicazioni di questa tecnologia.  Alcuni studenti dell&#8217;Università di Twente hanno realizzato un minuscolo sistema che pizzica delle corde grandi 1/10 di un capello umano (folded textures nell&#8217;immagine sotto) per realizzare degli suoni che corrispondono alle note musicali.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2010/10/10-3-10-micronium600.jpg"><img class="size-full wp-image-1808 aligncenter" title="10-3-10-micronium600" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2010/10/10-3-10-micronium600.jpg" alt="" width="600" height="339" /></a></p>
<p>Sei risonatori (corrispondenti ad altrettante note musicali) sono integrati in ogni microchip che a sua volta può che essere combinato con altri integrati attraverso un&#8217;interfaccia MIDI per riprodurre interi brani. Per essere udibile all&#8217;orecchio umano il suono dello &#8220;strumento&#8221; deve prima essere amplificato di ben 10.000 volte. Di seguito possiamo trovare un video con relativa dimostrazione del funzionamento. Vi consiglio di dare almeno un&#8217;occhiata visto che non è cosa consueta vedere qualcosa  che si muove in un circuito integrato ed a scale così piccole.</p>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/15359134" width="600" height="400" frameborder="0"></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/15359134">Making music on a microscopic scale</a> from <a href="http://vimeo.com/user2841575">University of Twente</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p><a href="http://www.engadget.com/2010/10/04/worlds-smallest-violin-uses-mems-plays-only-for-you-video/"><br />
<strong>da Engadget</strong></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://julianajazi.com/blog/violino-a-mems-dalluniversita-di-twente/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Buchi neri elettromagnetici per super celle solari</title>
		<link>http://julianajazi.com/blog/buchi-neri-elettromagnetici-per-super-celle-solari</link>
		<comments>http://julianajazi.com/blog/buchi-neri-elettromagnetici-per-super-celle-solari#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 20:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nanoelettronica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Elettronica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://julianajazi.com/?p=1406</guid>
		<description><![CDATA[Recentemente, alcuni scienziati cinesi hanno costruito un &#8220;buco nero ottico&#8220;, ma non preoccupiamoci, l&#8217;omonomia con il termine &#8220;buco nero&#8221; è più che altro un&#8217;analogia che una descrizione accurata delle sue caratteristiche. Il fatto che non è una singolarità con un infinito potere distruttivo lo potrebbe rendere meno interessante ma l&#8217;idea è in realta&#8217; ancora piu&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recentemente, alcuni scienziati cinesi hanno costruito un <strong>&#8220;buco nero ottico</strong>&#8220;, ma non preoccupiamoci, l&#8217;omonomia con il termine &#8220;buco nero&#8221; è più che altro un&#8217;analogia che una descrizione accurata delle sue caratteristiche.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-1420 aligncenter" title="black-hole-illusion-large" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2009/10/black-hole-illusion-large-600x353.jpg" alt="black-hole-illusion-large" width="600" height="353" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p>Il fatto che non è una <strong>singolarità</strong> con un infinito potere distruttivo lo potrebbe rendere meno interessante ma l&#8217;idea è in realta&#8217; ancora piu&#8217; impressionante, se il confronto fosse in qualche modo applicabile ai buchi neri: gli scienziati hanno costruito un&#8217;analogo <strong>orizzonte degli eventi</strong> traducendo l&#8217;idea da una costruzione cosmologica dello spazio-tempo ad una applicazione efficace per l&#8217;<strong>elettromagnetismo</strong>. I buchi neri astronomici deformano lo spazio tempo, cosìchè le cose che vi viaggiano vicino finisco irrimediabilimente per essere divorati con un moto a spirale.  Il nuovo ultimissimo<strong> &#8220;buco nero&#8221;</strong> creato dagli studiosi finisce per fare le stesso effetto alla radiazione elettromagnetica.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-1427 aligncenter" title="blackhole" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2009/10/blackhole-600x300.jpg" alt="blackhole" width="600" height="300" /></p>
<p>Invece di alterare la struttura della dello spazio-tempo, il nuovo dispositivo modifica le <strong>permittività locali</strong> e quindi gli<strong> indici di rifrazione</strong>. Un brusco cambiamento di indici di rifrazione induce alla riflessione e rifrazione (che e&#8217; anche il motivo per cui possiamo vedere la nostra immagine nel vetro, e perche&#8217; gli oggetti nell&#8217;acqua sembrano essere nel posto sbagliato). Il nuovo dispositivo costruito da  <strong>Tie Jun Cui</strong> e  <strong>Qiang Cheng</strong> dell&#8217;Universita&#8217; di Nanjing SudEst offre un morbido gradiente, al posto di un cambiamento brusco, grazie all&#8217;impiego di un cilindro di <strong>metamateriali</strong> che presenta un indice di rifrazione uniformemente crescente che deflette morbidamente la luce verso il punto di non ritorno.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1421 aligncenter" title="Optical_black_hole scientist" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2009/10/Optical_black_hole-scientist.jpg" alt="Optical_black_hole scientist" width="600" height="450" /></p>
<p>Se ti è sfuggito il significato del termine <strong>&#8220;metamateriali&#8221;</strong> allora ti sei perso uno dei più grandi progressi del genere umano: con questi possiamo realizzare oggetti così piccoli con strutture ripetitive che si comportano come dei <strong>&#8220;grandi atomi&#8221;</strong> . Questi non presentano, quindi, proprietà  limitate come quelle degli elementi e dei composti che effettivamente esistono in natura ma, attraverso un progetto mirato, queste possono essere create in laboratorio. Perciò, uno <strong>spettro con varianza graduale degli indici di rifrazione</strong>, invece di essere un&#8217;agglomerato impossibile di ogni elemento dentro una stella, è qualcosa che possiamo realizzazre.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-1423 aligncenter" title="mems_mainimage" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2009/10/mems_mainimage-600x321.jpg" alt="mems_mainimage" width="600" height="321" /></p>
<p>La <strong>metametallurgia</strong> non è ancora svillupata al massimo ed a questi livelli i dispositivi di cattura della radiazione lavorano a frequenze vicine alle<strong> microonde</strong>, con (com&#8217;era prevedibile) lunghezze d&#8217;onda paragonabile alle dimensioni di micrometri della maggior parte dei materiali più rilevanti. Per creare i dispositivi puramente neri, capaci di catturare la radiazione elettromagnetica nel visibile, con migliori prestazioni abbiamo bisogno di una più avanzata <strong>nanotecnologia</strong>, ma il team crede che questo sarà possibile prima della fine dell&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1432 aligncenter" title="fib_eva-600x600" src="http://julianajazi.com/wp-content/uploads/2009/10/fib_eva-600x6001.jpg" alt="fib_eva-600x600" width="600" height="526" /></p>
<p>Questo fatto non è limitatamente &#8220;interessante ed irrilevante&#8221;, perchè è semplicemente unico il modo in cui le <strong>fibre cilindriche</strong> convertono la radiazione elettromagnetica assorbita in calore nella fibra centrale, senza curarsi del verso e della direzione originali.  Questa ricerca può portare<strong> &#8220;nuova luce&#8221;</strong> nel campo dei pannelli solari con &#8220;tende solari&#8221; completamente flessibili che potrebbero essere distese sopra ogni superficie non utilizzata per generare energia supplementare. L&#8217;applicazione di questa tecnologia è di<strong> indubbia utilità</strong>.</p>
<p><strong>Luke McKinney da <a href="http://www.newscientist.com/article/dn17980-black-hole-for-light-created-on-earth.html">NewScientist</a></strong></p>
<p><strong>http://www.st-andrews.ac.uk/~ulf</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://julianajazi.com/blog/buchi-neri-elettromagnetici-per-super-celle-solari/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

