Mappa di materia oscura con lenti gravitazionali {2}

Succede sempre così. Più cose nuove si scoprono e più si amplia il mondo delle cose a cui non si riesce a dare una spiegazione. L’astrofisica rappresenta uno degli esempi più tipici. Tutti pensavano che, con l’elaborazione della teoria della relatività e la scoperta dell’espansione dell’universo, il quadro si fosse finalmente chiuso. Niente di più sbagliato!!

Pochi anni più tardi si scoprì che la massa “visibile” ed interagente non bastava a spiegare gli strani movimenti rotatori di alcuni oggetti celesti. Più avanti nel tempo, sino ad arrivare ai recenti anni ’90, si scoprì che l’espansione dell’universo stava accelerando. Si dovettero allora rivedere le stime di massa-energia dell’universo e, a malincuore, si crearono nuove grandezze sconosciute (“oscure”) per spiegare questi fenomeni.

Come avrete capito, sto parlando di materia oscura ed energia oscura. Uno degli strumenti più potenti offerti dalla moderna astronomia per studiare questi fenomeni è rappresentato dai cosiddetti telescopi di Einstein. La relatività generale stabilisce infatti che la massa distorce la trama dello spazio-tempo con un’intensità proporzionale alla massa stessa. Einstein riuscì a dimostrare che, a causa di questo fenomeno, la radiazione elettromagnetica poteva subire degli strani effetti di distorsione senza distinzione di lunghezza d’onda. Queste distorsioni sono molto simili a quelle delle normali lenti ottiche e, non a caso, vengono dette “lenti gravitazionali”. La luce, infatti, tende a percorrere vie che minimizzano il tempo del tragitto (linee brachistocrone) ed in uno spazio-tempo curvo non è detto che la linea retta sia la strada più breve.

Questi effetti possono essere utilizzati per studiare oggetti molto lontani e massicci che agiscono da lenti a corpi celesti ancora più lontani. Ma l’intensità del fenomeno dipende dalla massa e, se la massa visibile non è tutta quella che realmente dovrebbe esserci, l’effetto lente può essere utilizzato per identificare le quantità e le posizione della cosiddetta materia mancante, la materia oscura.

Questo è il caso del più recente lavoro di ricerca effettuato con il contributo del telescopio spaziale Hubble. Dopo lunghe esposizioni con il “cannocchiale” puntato sul superammasso di galassie di Abell (una delle più grandi strutture dell’universo visibile) e dopo lunghi e dettagliati studi sulle lenti gravitazionali del superammasso verso galassie più lontane, si è riusciti a riprodurre la più grande e dettagliata mappa di materia oscura mai effettuata.

Le regioni in azzurro nell’immagine di sopra rappresentano i grandi aloni di materia oscura che circondano ogni galassia dell’universo, compresa la nostra. L’idea di un alone di materia che permea la nostra stessa galassia con un’estensione di almeno dieci volte maggiore di quella della materia visibile fa venire i brividi. L’idea di un’intera galassia fatta di sola materia oscura che orbita la nostra fa salire ancora di più l’eccitazione. E se vi dico che la materia ordinaria rappresenta solo il 4% dell’intera materia dell’universo?

da UniverseToday

 

 

[Video] Ruote dentate dell'impossibile {0}

Le creazioni di questo abile artigiano hanno dell’incredibile. Riesce a realizzare ruote dentate che vanno dalle forme più geometriche  (triangolari, quadrate, ellittiche) a quelle più disparate. Il tutto perfettamente interagente senza intoppi e senza lasciare la possibilità di un fallimento. Vi lascio al sorprendente video:

da Gizmodo

Violino a MEMS dall'Università di Twente {2}

Nati come una fantasia (speranza) di ingegnosi scienziati, sono passati dal mondo abbastanza esotico dei laboratori di ricerca alla realtà di tutti i giorni. Sto parlando dei MEMS (Micro Electro-Mechanical Systems), dispositivi elettro-meccanici operanti come veri trasduttori in circuiti integrati. Forse non tutti lo sanno ma dietro alla rotazione automatica dello schermo degli smartphone, dietro alle applicazioni di livella e molte altre si nasconde proprio un MEMS. Infatti il cosiddetto accelerometro non è altro che un dispositivo realizzato con circa la stessa tecnologia dei circuiti integrati. Esso però, al contrario degli ordinari circuiti integrati, prevede che alcune sue parti si possano muovere.

Oltre alle applicazioni per smartphone come sensori di gravità e magnetismo i MEMS vengono utilizzati come veri e propri interruttori meccanici integrati capaci di frequenze di commuttazione molto più elevate di un tradizionale transistor MOS al silicio.

Quello che voglio presentarvi è una tra le tantissime, curiose applicazioni di questa tecnologia.  Alcuni studenti dell’Università di Twente hanno realizzato un minuscolo sistema che pizzica delle corde grandi 1/10 di un capello umano (folded textures nell’immagine sotto) per realizzare degli suoni che corrispondono alle note musicali.

Sei risonatori (corrispondenti ad altrettante note musicali) sono integrati in ogni microchip che a sua volta può che essere combinato con altri integrati attraverso un’interfaccia MIDI per riprodurre interi brani. Per essere udibile all’orecchio umano il suono dello “strumento” deve prima essere amplificato di ben 10.000 volte. Di seguito possiamo trovare un video con relativa dimostrazione del funzionamento. Vi consiglio di dare almeno un’occhiata visto che non è cosa consueta vedere qualcosa  che si muove in un circuito integrato ed a scale così piccole.

Making music on a microscopic scale from University of Twente on Vimeo.


da Engadget

Forzare tutte le App sulla MicroSD in Android Froyo {0}

Quanti di voi erano entusiasti del fatto che finalmente con la versione Froyo di Android si possono finalmente spostare le app sulla memoria esterna MicroSD? L’entusiasmo iniziale si è però in parte affievolito alla notizia del fatto che questa funzione si può usare solo se l’applicazione la implementa.

Oggi ho deciso di pubblicare una guida che risolve anche questo piccolo problema. Infatti in questo modo si potranno spostare tutte le applicazioni sulla SD, senza distinzione di funzione implementata o meno. La soluzione è stata presentata un po’ di tempo fa su XDA developers e se ne trova traccia per qualche altro forum. Funziona sicuramente sul Nexus One (testato personalmente) ma non è garantita per gli altri device 2.2. I punti salienti sono i seguenti:

  1. Scaricare ed installare Android SDK (scompattare la cartella sul desktop per praticità).
  2. Collegare il telefono con il cavo USB in modalità Debug USB (Impostazioni-Applicazioni-Sviluppo-Debug USB).
  3. Dopo avere collegato il telefono, windows cercherà di installare dei driver automaticamente ma molto probabilmente dovrebbe fallire. Il problema si risolve installando i driver manualmente. Infatti basta andare su Gestione Dispositivi del vostro Windows, individuare un device con scritto Android Composite ADB Interface con un punto esclamativo, click con il tasto destro-aggiorna driver-percorso manuale ed indirizzare alla cartella usb drivers nella cartella dell’Android SDK che abbiamo scompattato prima.
  4. Aprire il prompt dei comandi e andare alla cartella tools della SDK mediante il comando cd C:\***\android-sdk_r04-windows\android-sdk-windows\tools. Al posto degli asterischi dovrete ovviamente sostituire il percorso dove avete salvato la vostra SDK.
  5. Dare il comando adb shell e dovrebbe comparirvi il simbolo $.
  6. Dare il comando pm setInstallLocation 2 per assegnare l’installazione delle applicazioni nella SD.
  7. Scollegare il telefono e riavviarlo.
  8. La funzione è stata ora abilitata per tutte le applicazioni. Le installazioni future andranno di default in SD mentre le app già installate dovremmo spostarle manualmente mediante il menù Impostazioni-Applicazioni-Gestione Applicazioni ed il tasto move to SD presente ed attivo per ogni applicazione.

da lorinbute.com

[Guida] Windows 7 e Vista in 56 lingue diverse {1}

Dopo il grande successo della guida per cambiare lingua a Windows 7 professional per MSDNAA ripropongo, a distanza di un anno, una guida più semplice e che si estende a tutte le versioni di windows 7 e vista. Questa nuova guida si materializza in Vistalizator, un programma capace di prendere il language pack ed installarlo nel vostro sistema.

Attraverso questo software è possibile installare i language pack di 35 lingue: Arabo, Bulgaro, Cinese, Croato, Ceco, Danese, Olandese, Inglese, Estone, Finlandese, Francese, Tedesco, Greco, Ebraico, Ungherese, Italiano, Giapponese, Coreano, Lettone, Norvegese, Polacco, Portoghese, Romeno, Russo, Serbo, Slovacco, Sloveno, Spagnolo, Svedese, Thai, Turco, Ucraino.

E’ possibile in alternativa installare uno tra i 21 LIP (language interface pack), versioni meno complete dei language pack: Albanese, Assamese, Basco, Catalano, Galiziano, Gujarati, Hindi, Islandese, Indonesiano, Kannada, Kazako, Malayalam, Marathi, Norvegese nynorsk, Oriya, Persiano, Serbo (cirillico), Tamil, Telugu, Vietnamita, Gallese.

Ma passiamo direttamente alla guida.

  1. Scaricare la versione per il vostro sistema di Vistalizator dal sito dell’autore. Installare semplicemente il programma.
  2. Scaricare il language pack o LIP  che vi interessa. . I link per il download li trovate sempre sullo stesso sito.
  3. Andare su questa pagina e seguire la dettagliatissima guida passo passo per installare il language pack.

La pagina dell’ultimo punto può sembrare una guida lunghissima ma vi assicuro che mettono ogni singolo dettaglio per l’utente meno esperto. Chi usa windows ogni giorno saprà fare effettuare automaticamente molti passi.

Adesso non mi resta che incoraggiarvi alla discussione per segnalare problemi o successi nel metodo illustrato.

articolo scritto grazie al commento di Lanjazz